La chiesa di San Donato a Ripacandida potrebbe essere definita, per antonomasia, la "piccola Assisi" di Basilicata. Infatti, oltre al tipico impianto francescano ad aula unica, priva di transetto e con coro rettilineo, ha, in analogia con la Basilica assisiate, tre campate voltate a crociera ogivale, esempio unico in tutta la regione, ed è affrescata nell'interno per l'intera estensione delle superfici disponibili.

 

La serie di Santi dell'ordine effigiati nelle pilastrate - Francesco, Antonio, Ludovico e, forse, Bonaventura -non lascia dubbi sulla sua originaria destinazione ad una comunità francescana. Parrebbe, inoltre, che essa sia sorta su una chiesa preesistente, attestata dalle "Rationes decimarum" dell'anno 1325 quale pertinenza della mensa vescovile di Rapolla ed affidata ad un chierico; la stessa cui è riferibile un'altra precedente citazione contenuta in una bolla di Eugenio III dell'anno 1152. Non esistono documenti per la datazione della chiesa attuale, ma, ipotizzando che l'affrescatura interna abbia

seguito di poco l'ultimazione della struttura muraria, la si potrebbe legittimamente fissare ai primi anni del XVI secolo. Né si sa con certezza - ma è altresì probabile - se sia intervenuto il concorso del feudatario del luogo alla spesa non lieve richiesta dalla costruzione della chiesa e del convento.
     Certamente deve ritenersi un secondo insediamento quello documentato al 1604, anno nel quale l'università di Ripacandida chiese ed ottenne dal Vescovo di Melfi che la chiesa ed il convento fossero affidati agli Osservanti, che già da due anni, nel Capitolo provinciale di Terlizzi, avevano programmato un nuovo stanziamento a Ripacandida, dopo quello di Melfi, Venosa, Atella e Forenza.
     L'interesse del monumento si incentra in particolare sulla decorazione affrescata sui pilastri, nei pennacchi, nei lunettoni delle pareti e, a tre livelli, sulla volta. 

Il ciclo della Genesi ha inizio nella terza campata, sull'asse dell'altare, a cornu evangeli, e si estende a tutta la campata mediana con le storie bibliche fino a quelle di Giuseppe. La prima campata è invece dedicata al Nuovo Testamento, dall'Annunciazione alla Resurrezione.
     Va subito notato che tra gli affreschi della terza e della seconda campata e quelli della prima vi è un netto stacco di stile e di tempi, oltre che di programmi, e si registra il subentro di almeno un nuovo pittore. Infatti alla rigorosa coerenza delle storie bibliche, per le quali la fedeltà al testo presuppone l'intervento di un chierico sul pittore, ed alla rigorosa spartizione degli spazi, in perfetta simmetria, succede una