Storia - Seconda Pagina

 

Viceversa, noi da questi riflessi - apprendiamo chiaramente, che quello non era il suo stato embrionale, e perciò le sue origini dovevano essere molto più antiche di quell’epoca. Questa affermazione si rafforza al riflettere che non si poteva improvvisare, da un momento all’altro, un grosso centro abitato. Queste considerazioni ci autorizzano ad affermare, con fondatezza, che la sua epoca è ultra normanna e ultra longobarda. Dal Catalogo dei baroni si apprende che Ripacandida dipendeva dalla comestabilia, il supremo comando delle armi, di Tricarico e faceva parte del principato di Taranto. Principato che governava per tramite dei Conti, dei Contestabili e dei Feudatari. Il feudatario di Ripacandida era Ruggero Marescalco. Però, la mancanza di documenti e di notizie cronistoriche al riguardo, non ci permette di stabilire, con certezza, altro prima dei tempi anzidetti. Va evidenziato, però, che Ripacandida è attorniata da una vasta necropoli, in località Macchia, in anni recenti, durante degli scavi per civili costruzioni sono venuti alla luce resti risalenti al VII-IV secolo a.C.: Tombe, scheletri, monete, vasi in bronzo lavorato, una abitazione con all’interno un focolare, pavimenti, mosaici, armi e armature, ceramiche di terracotta, vasi italo-greci a venice nera e iscrizioni su lapidi, reperti conservati nel Museo Nazionale Archeologico di Melfi, che dimostrano ampiamente che Ripacandida (Ripam Candidam) nome attestato nel 1150 sorse su un precedente insediamento pre-romano databile fra il VII e il IV secolo prima di Cristo, e quindi alla Magna Grecia, come si evince da alcuni vasi di ceramica e dallo studio filologico dell’idioma dialettale che ci richiama alla lingua greca.

 

 I suoi fondatori furono probabilmente le popolazioni greche che colonizzarono parte dell’Italia Meridionale, creando quella che in seguito venne chiamata Magna Grecia. E’ in questo periodo che, probabilmente, sbarca il prodotto più caretteristico e rappresentativo delle nostre terre. Il vitigno Aglianico, il suo nome potrebbe derivare da Eleanico, cioè proveniente dall’antica città di Elea, situata sulla costa tirrenica della Lucania. Si potrebbe anche attribuire all’arrivo degli Hellenici, sulle coste joniche di questa regione, l’introduzione di questo vitigno nelle coltivazioni italiche. Antiche testimonianze storiche e poetiche sulla presenza di questo caratteristico vino risalgono agli albori dell’epoca romana (una moneta bronzea, raffigurante l’agreste divinità di Dionisio il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, fu coniata nella zona di Venosa nel IV secolo a.C.), successivamente il poeta latino Orazio (nativo proprio di Venosa) decantò le doti di questa meravigliosa terra e del suo ottimo vino. Pur rimanendo Ripacandida il cuore della zona di produzione del vino aglianico, al quale è stata riconosciuta nel 1971 la D.O.C., ha dovuto cedere ad altri paesi limitrofi il primato della quantità di uva prodotta ma non certamente il primato della qualità.